Un albero con l’anima. Ecco cosa sono le costellazioni familiari

Genitori, fratelli, parenti più o meno lontani sono la tua famiglia, un albero con tanti rami che ha radici nel passato. Per Bert Hellinger, ideatore del metodo delle costellazioni familiari, esiste un’anima della famiglia, un insieme di forze invisibili che collega tutti i membri, anche quelli che non ci sono più. Secondo quest’esperto, se vuoi uscire da situazioni di sofferenza, devi far pace con gli antenati, ma anche imparare a trovare il tuo posto all’interno del nucleo familiare, dove tutti i membri hanno la stessa dignità.

Esercizio per te: Prova a compilare  il tuo albero genealogico disegnando per prima te stesso/a al centro, per poi aggiungere i tuoi genitori, i nonni e gli altri parenti. Rifletti sul rapporto con loro,  con i tuoi fratelli e sorelle, e i parenti acquisiti alla ricerca degli eventuali motivi di conflitto con loro.

***

Cosa succede nei seminari: Le costellazioni hanno molto in comune con le psicoterapie sistemiche, che cioè vedono il malessere psicologico di una persona come il risultato di relazioni difficili all’interno del “sistema” di una famiglia o di un gruppo sociale. Si svolgono attraverso dei seminari in cui si è seduti in cerchio con un’altra decina di persone, assieme al “costellatore” o accompagnatore, la guida del gruppo. Se sei tu a decidere di metter in scena il tuo problema ti siedi accanto a lui e racconti brevemente, senza dare nè interpretazioni nè giudizi, ciò che ti fa soffrire nella famiglia di origine o in quella attuale. Il costellatore, a questo punto, sceglie le persone che rappresentano i membri della tua famiglia ( per esempio tuo padre o tua madre, e in certi casi, anche te stesso) e li posiziona all’interno del cerchio. A quel punto ti siedi e assisti. Secondo questa teoria, gli sconosciuti sono effettivamente in grado di comportarsi come tuoi familiari, evidenziando le emozioni del gruppo sociale  e dando utili suggerimenti per conservare le regole dalle quali ogni famiglia è tenuta insieme. Hellinger ritiene inoltre che esista un campo morfogenetico, una forma di coscienza collettiva – come già sosteneva il grande analista Carl Gustav Jung – che conserva per intere generazioni le emozioni di un gruppo sociale e mantiene la connessione tra le persone anche dopo molti decenni.

Essere ottimisti, si nasce o si diventa?

Lo diceva già Albert Einsten, che “è meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti e avere ragione“.

In effetti, ottimismo e pessimismo sono due categorie della nostra mente con cui chiunque deve fare i conti, spesso avendo nel carattere una piuttosto che l’altra. Nella gestione dello stress un ruolo molto importante può avere lo sviluppare una mentalità positiva, ottimista. Le difficoltà nella vita di tutti i giorni non mancano, le tensioni si accumulano e questo spesso ci porta a guardare le cose con sfiducia, ad essere scettici e pessimisti circa il futuro, a non credere nella possibilità di migliorare, di riuscire a cambiare qualcosa.

Ma cosa vuol dire veramente essere ottimisti, e come si può imparare ad esserlo quando tutto sembra andare per il verso storto? Essere ottimisti non vuol dire negare l’esistenza dei problemi, o escludere la possibilità che le cose non vadano come desideriamo. Essere ottimisti vuol dire credere fermamente che c’è un modo diverso di vedere le cose; vuol dire scorgere nelle cose anche (e non soltanto!) gli aspetti positivi, vedere nelle situazioni di tutti i giorni anche (e non soltanto!) le opportunità. Vuol dire credere in se stessi, avere fiducia nelle proprie potenzialità, credere di essere capaci di raggiungere i propri obiettivi, credere che in ognuno di noi giacciano risorse inimmaginabili, credere che il mondo possa migliorare.

Iniziamo a guardare con fiducia al domani, insegniamo ai bambini l’importanza dell’ottimismo. Non lasciamo che perdano questa abilità. Solo così possiamo cambiare il mondo in cui viviamo. Di fronte ad un problema, anche di fronte ad un dramma, ad un tracollo finanziario, ad un lutto, si può essere ottimisti. Un vero ottimista non nega mai la gravità di una situazione, vive a pieno il peso di un momento difficile; avverte a pieno il dolore di  una caduta. La differenza è nei tempi e nei modi di reazione.

Sta a noi la scelta. Sta a noi decidere quando rialzarci; sta a noi scegliere quanto tempo restare a terra a piangere per il dolore.Osservando con attenzione le persone che ottengono risultati, potremmo notare una caratteristica comune. Un elemento imprescindibile se si vuole davvero migliorare le cose. L’ottimismo è una costante in ogni individuo disuccesso, in ogni campo. Non manca mai. Fiducia, speranza, sogno, sono un denominatore che accomuna ogni persona che raggiunge grandi risultati.

Madre Teresa di Calcutta era ottimista. Credeva che anche in quella miseria, in quel degrado potessero sbocciare dei fiori. Ed ha cambiato la vita a migliaia di persone. Ghandi era un ottimista; per il suo popolo vedeva possibile solo la libertà, così come Martin Luther King, e per arrivare ai nostri giorni, anche Nelson Mandela, che ha sconfitto l’apartheid, Muhammad Yunus, il fondatore della Grameen Bank, premioNobel per la Pace, e tanti altri. Hanno sofferto, hanno lottato, ma non hanno mai perduto la speranza. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ed è fatto anche e soprattutto da tanti “normali” ottimisti; da persone che vivono in serenità il proprio quotidiano raggiungendo ogni giorno tutti quei piccoli grandi risultati che permettono di vivere bene, di migliorare. Sanno come affrontare gli ostacoli, i problemi, le difficoltà. Sanno reagire in maniera responsabile a tutto quello che gli accade.

Prendiamo esempio da loro, osserviamo come fanno a superare le crisi ed i momenti difficili. Diventiamo cacciatori di ottimisti. Andiamoli a scovare. Piccoli grandi eroi del quotidiano che hanno scoperto il segreto per vivere meglio. Sono loro, con il loro esempio, a indicarci la via. Sta a noi decidere di seguirla.

Analizza la tua scrittura

Vuoi fare un piccolo gioco? Bene, prendi un semplice pezzo di carta e scrivi sopra un testo neutro di 4-5 righe. Che so, il testo di una canzone che ti piace, o un articolo preso da un giornale. E’ importante che ciò che scrivi sia copiato e non frutto del tuo stato d’animo di quel momento …

***

Fatto? Ora analizza questi diversi aspetti della tua scrittura, ti aiuteranno a scoprire o ad accettare lati del tuo carattere e della tua identità.

L’ingombro: quanto spazio prende il brano che hai scritto? Se hai occupato molta parte del foglio, lasciando pochi margini laterali  e superiore, sei un espansivo! Se al contrario questi spazi sono pronunciati tieni a restare sulle tue e lasci intervenire chi c’è accanto.

Lettura dei margini: la lettura dei margini non è identica. Lasciare molto spazio su quello di sinistra può simbolicamente indicare una situazione di conflitto con i genitori, mentre quello di destra largo significa che si fa fatica a prendere decisioni.

La pressione sul foglio: quando si scrive si esercita una pressione sopra il foglio. Giralo e accertati, toccandolo con il polpastrello, se i caratteri della tua grafia sono in rilievo. Se premi molto sul foglio, fino quasi a bucarlo, hai un surplus di energie che dovresti utilizzare in qualcosa di concreto, come uno sport. Il contrario denota timidezza.

Gli spazi bianchi: osserva ora gli spazi lasciati tra le singole lettere, e tra una parola e l’altra. Se sono armoniosi, con un buon rapporto tra la parte bianca e quella inchiostrata, significa che hai una personalità equilibrata e ben strutturata. Viceversa, grossi “buchi” tra una lettera e l’altra, e tra una parola e l’altra, che sembrano tanti isolotti in mare aperto, segnalano la tua tendenza a isolarti dagli altri.

Gli occhielli:  analizza la grandezza delle “o” e delle “a”. Come sono? Se gli occhielli sono molto piccoli, con un’altezza inferiore ai due millimetri..sei un tipo preciso! Forse fino all’eccesso, e protesti vivere qualche complesso fisico e psicologico. Sopra i sei millimetri, invece, è possibile che tu abbia autostima da vendere.

Le inclinazioni: guarda le inclinazioni degli assi letterali, cioè di lettere quali la “q”, la “f”, la “g”, la “t”. Le aste sono parallele tra loro, tutte a destra o a sinistra? Bene, sai cosa vuoi e non hai problemi nel fare delle scelte! Al contrario, inclinazioni contrastanti come bastoni incrociati,  rivelano conflitti interiori e indecisione.

 

Nota: per ogni aspetto della tua calligrafia, prova a usare un aggettivo che definisca come sei, cercando di cogliere anche le sfumature. Buona fortuna!