Farmaci teratogeni e il pericolo in gravidanza

La gravidanza è uno tra i periodi più belli di ogni donna. Ecco perché è essenziale prendersi cura della propria salute e di quella del bambino. In questo articolo parleremo dei farmaci teratogeni e del loro pericolo in gravidanza.

Che cosa sono i farmaci teratogeni?

Come abbiamo già visto, i farmaci teratogeni sono dei particolari medicinali che in seguito alla loro assunzione in gravidanza possono compromettere lo sviluppo normale e la salute del feto. E’ importante ricordare che il rischio di questi farmaci va valutato anche a seconda dello stadio della gravidanza, alla tipologia di principio attivo in essi contenuti, alla posologia e alla durata complessiva dell’assunzione. Il rischio principale dei farmaci teratogeni è quello di alterare lo sviluppo dell’embrione e dei suoi organi. Le ripercussioni negative di questi farmaci si possono manifestare anche dopo la nascita, con ritardi cognitivi e disordini comportamentali del bambino.

La teratogenesi

La teratogenesi si lega in maniera indissolubile alla gravidanza e alla formazione della placenta. Si manifesta con uno sviluppo anormale degli organi del feto. Se queste malformazioni sono molto evidenti, si parla di alterazioni strutturali macroscopiche. Queste colpiscono generalmente il capo, gli arti o la conformazione del palato. Perché un farmaco sia davvero nocivo per il feto, deve però presentare determinate caratteristiche.

Per prima cosa, il medicinale deve provocare in modo diretto una o più malformazioni in certi organi bersaglio. Ogni singolo medicinale teratogeno ha una diretta conseguenza su uno specifico organo. In secondo luogo, deve agire in un ben preciso periodo della gravidanza, ovvero quello dell’organogenesi, in cui inizia la differenziazione degli organi del feto. Infine, deve essere dimostrata una dipendenza causale tra la posologia del farmaco e l’effetto che provoca. Maggiore è il tempo di esposizione, più e probabile che il feto presenti problemi.

Stadi di gravidanza e effetti dei farmaci teratogeni

Come abbiamo accennato precedentemente, il farmaco teratogeno ha diversi effetti in base allo stadio di gravidanza nel quale si assume. Dal momento del concepimento fino al quindicesimo giorno, il feto inizia il processo legato alla formazione dei blastocisti. Tale fase è chiamata stadio di annidamento. In questo periodo, il feto non è ancora formato e si presenta come un insieme di cellule. Da queste si origineranno poi la placenta e l’embrione stesso. Nell’utero della donna inizia una primaria divisione cellulare. Cosa succede al feto se si assumono farmaci teratogeni? Le possibilità sono due. La prima è la resistenza dell’embrione alla sostanza, mentre la seconda consiste in una sua involuzione, che solitamente porta all’aborto.

Lo stadio embrionale va dal diciassettesimo al sessantesimo giorno di gravidanza. Si configura come lo stadio più delicato del processo di gestazione. Qui, il feto va incontro a una divisione cellulare più mirata, che porta alla formazione degli organi vitali. Le conseguenze più comuni legate all’assunzione dei farmaci teratogeni, in questa fase, sono malformazioni o disfunzioni ai vasi sanguigni, agli occhi, alla conformazione del palato, agli arti e al sistema nervoso centrale.

Dal sessantesimo giorno fino al termine della gravidanza si ha il vero e proprio stadio fetale. Qui, gli organi raggiungono il loro sviluppo ottimale. I farmaci teratogeni non possono dunque nuocere al feto, in quanto è stata portata a compimento la formazione degli organi vitali e dei loro tessuti. In alcuni casi però, possono comunque colpire il fegato, i reni e il sistema nervoso centrale, in quanto distretti in continua differenziazione nel processo di crescita.

La ricerca scientifica degli anni ’60 e la scoperta della talidomide

La scoperta della tossicità dei farmaci teratogenici avvenne negli anni sessanta. Negli anni precedenti, i casi di malformazione legati all’assunzione dei farmaci erano considerati a sé stanti. Proprio negli anni ’60 ci fu la questione clamorosa della talidomide. La talidomide fu inserita solo cinquant’anni dopo nella lista dei farmaci teratogeni, dopo numerosi studi scientifici che ne hanno accertato la tossicità. La sostanza veniva venduta in quegli anni come ipnotico-sedativo. La pubblicità spacciava il prodotto come assolutamente sicuro, anche in gravidanza. In realtà non erano state fatte ricerche in merito. Con il passare del tempo e l’incremento dei casi di malformazioni fetali, si arrivò ad accertare l’associazione tra la talidomide e l’effetto teratogenico.

In particolare, le malformazioni più comuni riguardavano un ridotto sviluppo strutturale degli arti. Dato che le braccia dei neonati colpiti somigliavano molto agli arti delle foche, questa malformazione venne chiamata focomelia. Fortunatamente, la talidomide venne considerata come teratogena e oggi se ne vieta l’assunzione in gravidanza. Dopo lo scandalo suscitato dalla talidomide, le aziende farmaceutiche iniziarono a testare tutti i medicinali prima di metterli a disposizione del pubblico, in modo da determinare i possibili effetti nocivi teratogeni sull’embrione.

Quali sono i medicinali potenzialmente teratogeni?

I farmaci potenzialmente teratogeni, come dice il nome, possono provocare malformazioni al feto, anche se non in maniera certa. Tra essi, ci sono i medicinali utilizzati per la cura dei tumori. Se assunti nei primi novanta giorni di gravidanza, è possibile che il feto ne risenta dal punto di vista neurologico. Alcune classi di farmaci per il trattamento della tiroide potrebbero invece provocare alterazioni alla tiroide del neonato e la comparsa del gozzo. Si dovrebbero evitare gli integratori anabolizzanti, in quanto tendono ad alterare il corretto sviluppo fetale, specie quello di sesso femminile. Le pomate e gli antibiotici per il trattamento dell’acne severa possono altresì provocare disfunzioni del cuore e del sistema nervoso del feto.

Alcune ricerche hanno dimostrato che, in alcuni casi, la vaccinazione per la rosolia sembra associata ad una maggiore propensione delle infezioni della placenta. I farmaci utilizzati per la cura della tubercolosi incrementano il rischio di sordità, mentre gli antiepilettici incrementano la possibilità per il feto di andare incontro a gravi malformazioni, prima tra tutte la spina bifida. I problemi cardiaci del feto sono stati spesso ricondotti all’uso di litio in gravidanza, una sostanza impiegata per le depressioni bipolari e gli stati maniacali. Attenzione anche agli anticoagulanti. Alcuni farmaci causano deformazioni orofaringee o ritardi dello sviluppo mentale, specie se assunti tra il secondo e il terzo trimestre di gestazione.

I farmaci teratogeni

I medicinali teratogeni al 100% sono stati tolti dalla commercializzazione, dopo la questione grave sollevata dalla talidomide. Fortunatamente, le donne possono stare molto più tranquille al giorno d’oggi, proprio perché ogni farmaco è sottoposto a severi test di laboratorio. I foglietti illustrativi offrono un quadro completo degli effetti collaterali del farmaco, anche in caso di gravidanza.

Tra i medicinali non più in commercio ci sono ad esempio il trimetadione e il dietilstilbestrolo. La talidomide viene impiegata solo nei casi di mieloma multiplo, dietro diretto controllo medico e dopo aver spiegato al paziente interessato tutti gli effetti collaterali che il medicinale provoca. Altre indicazioni della talidomide sono gravi complicazioni dell’AIDS, malattie autoimmuni e patologie oncologiche.

Scopri l’elenco completo dei farmaci teratogeni e non.

Qualche consiglio finale per una gravidanza senza rischi

Se si ha la necessità di assumere un farmaco in gravidanza, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico o al ginecologo. In particolare, va fatta molta attenzione al primo trimestre di gestazione, in quanto è il più esposto al rischio di malformazioni fetali o di aborto. Non è sufficiente leggere il foglietto illustrativo del medicinale. Anche se le indicazioni e le controindicazioni sono accurate, vanno valutate altre componenti, quali lo stato generale di salute della donna, le sue attuali patologie e la compresenza di altri farmaci.

Recenti ricerche hanno appurato che il 70% delle donne assume farmaci in gravidanza senza consultare il medico, affidandosi ai messaggi pubblicitari o al senso comune. Anche se è raro che si trovino in commercio farmaci teratogeni, è comunque possibile che provochino altri effetti negativi al feto o alla donna stessa. Ecco perché il medico deve essere sempre messo al corrente di qualsiasi medicinale si intenda assumere in gravidanza, compresi quelli da banco. Queste considerazioni non devono destare allarmismi inutili. I medicinali oggi sono piuttosto sicuri per la donna e il feto.

Le raccomandazioni rientrano invece in un’ottica più generale di educazione alla salute, proprio per non incorrere in casi clamorosi come quello avvenuto negli anni sessanta con la talidomide. Istituti di ricerca e poli universitari si impegnano ogni giorno nel campo del testing farmacologico, per garantire il massimo della sicurezza nell’assunzione dei medicinali in gravidanza.