La cura contro il cancro passerà attraverso il mare?

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Karen Blixen diceva che la cura per ogni cosa è l’acqua salata, che siano le lacrime, il sudore o il mare. Forse non immaginava che un giorno gli scienziati immersi nelle loro ricerche, avrebbero trovato una probabile cura per il cancro proprio nel mare. Mettiamo pinne, fucili ed occhiali e immergiamoci nei fondali per conoscere meglio alcune ricerche scientifiche straordinarie. Useremo un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.

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La flora terrestre è ricca di risorse naturali impiegate per ottenere farmaci, la prima che ci viene in mente è la penicillina. Alcuni organismi col tempo si sono modificati e hanno sviluppato una resistenza agli agenti patogeni impiegati nei trattamenti farmacologici tumorali, tanto che i chemioterapici tradizionali hanno mostrato un’ efficacia sempre più scarsa. Così i ricercatori si sono messi a studiare l’ambiente marino e i suoi microrganismi. Dalle loro ricerche è emerso che questi organismi sono molto complessi e hanno sviluppato caratteristiche di adattamento all’ambiente marino che è diverso da quello terrestre: privo di luce, alta pressione. Hanno inoltre poco cibo e spesso sono costretti a vivere in spazi molto ristretti.

Siamo sicuri che vi appassionerete leggendo l’avanzamento della ricerca, quindi la prossima volta che andate al mare non raccogliete spugne e coralli. Certo, sulla mensola della libreria o sul comodino stanno benissimo, ma pensate a quanto possono essere fondamentali per la nostra salute. Lasciateli lì, in attesa che qualche ricercatore si avvicini per studiarli.

Sui fondali del Mar Baltico a caccia di funghi

Secondo Johannes Imhoff, microbiologo marino, le alghe e le spugne sono composte da microrganismi sconosciuti che le proteggono, come batteri e funghi. Il 99% dei microrganismi presenti in mare non è ancora stato studiato. Gli scienziati del gruppo di Imhoff, raccolgono i campioni nei bassi fondali del Mar Baltico e li isolano in laboratorio per analizzarli. Il ragionamento di base è pura logica: così come sono capaci di attaccare le cellule che possono attaccare le alghe così possono uccidere le cellule tumorali.

I funghi possono avere impieghi in medicina, abbiamo già citato la penicillina (che è un fungo) all’inizio del nostro articolo. Nei laboratori di Kiel questi funghi vengono fatti crescere cercando di ricreare le loro condizioni naturali. I ricercatori hanno testato le loro proprietà mettendoli a contatto con cellule cancerogene. Sono stati isolati centinaia di ceppi e migliaia di sostanze, ma solo pochi microrganismi hanno superato i test e continueranno ad essere analizzati.

Attualmente esistono differenti approcci medici per curare il cancro, anche la sperimentazione è uno di questi. Molti trattamenti sono in fase sperimentale. Imhoff è molto positivo al riguardo e crede che ci saranno ulteriori progressi in questo campo nei prossimi anni.

L’ovotiolo delle uova di riccio per il cancro al fegato.

Alcuni ricercatori italiani della Stazione Zoologica Anton Dohrn e dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del Cnr di Avellino, hanno scoperto una molecola nascosta nelle uova di ricci di mare chiamata ovotiolo.

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La ricerca era iniziata negli anni ’80 ma solo negli ultimi tempi si è venuti a conoscenza dello straordinario potete anti-ossidante di questa molecola. La direttrice del centro di ricerca e il suo team hanno anche accertato la funzione anti-tumorale che l’ovotiolo esercita su cellule affette da carcinoma epatico, causandone la morte e salvaguardando quelle sane.

Grande soddisfazione dunque per questa nuova scoperta che potrebbe rappresentare una cura efficace contro il più temibile dei tipi di cancro, ossia quello al fegato. La Stazione Zoologica Dohrn è stata fondata nel 1872 ed è tra i più importanti centri di ricerca di biologia marina nel mondo.

Il mollusco dei Caraibi per il tumore al seno.

La trabectedina è un microrganismo che viene estratto dalla Ecteinascidia turbinata, un buffo animale marino che vive nel Mar dei Caraibi. La molecola è già nota ai ricercatori Tumori_ecteinascidia-turbinatadall’inizio degli anni ’60. E’ stata scoperta presso National Cancer Institute in America. La trabectedina è già alla base di farmaci utilizzati per il trattamento dei tumori alle ovaie, e altre ricerche stanno studiando la sua efficacia per il tumore al seno. Una nuova ricerca ha portato alla luce risultati straordinari: la trabectedina colpisce non solo il cancro, ma anche le cellule associate che ne permettono l’espansione (chiamate TAM). E’ la prima ricerca in assoluto in questa direzione ed è nata dalla collaborazione tra l’Istituto Humanitas di Rozzano, l’Istituto Nazionale dei Tumori, il Mario Negri e l’Università di Milano.

Convertiamo i macrofagi modificati dai tumori.

Nel nostro sistema immunitario sono presenti delle cellule chiamate macrofagi che proteggono l’organismo fagocitando corpi estranei (chi è cresciuto a pane e Nutella canticchiando “Siamo fatti così” sicuramente capirà meglio come agiscono i macrofagi). Purtroppo i tumori riescono a cambiare la missione dei macrofagi che diventano loro alleati. I macrofagi contribuiscono alla nascita di nuovi vasi sanguigni e alla formazione di metastasi e sono inoltre molto resistenti alla chemioterapia.

La più grande sfida della ricerca scientifica è quella di “convertire” i macrofagi per farli ritornare sulla retta via. I risultati della ricerca sono importanti non solo perché dimostrano che i macrofagi possono bloccare lo sviluppo delle neoplasie, ma perché il farmaco è già utilizzato e approvato.

La ricerca è stata finanziata dall’AIRC ed è apparsa su Cancer Cell. E’ possibile approfondire a questo link (se conoscete l’inglese).

Nome in codice E7389

La molecola E7389 meglio conosciuta come Eribulina deriva da alcune sostanze naturali chiamate halicondrine, già note per il loro potere antitumorale. Sono state scoperte e isolate nel lontano 1992 in una spugna trovata nei fondali marini giapponesi.

tumore_al_seno-EribulinaUno studio recente ha coinvolto 762 donne che avevano un cancro alla mammella che sono state sottoposte al trattamento con Eribulina iniettata direttamente in endovena insieme ad altri trattamenti indicati dal medico. Al termine dello studio le pazienti che avevano il tumore in fase avanzata sono sopravvissute 3 mesi in più rispetto alle terapie tradizionali. L’aumento della sopravvivenza è un dato straordinario, ma modesto, e i risultati positivi si hanno, per ora, quando il farmaco viene somministrato a pazienti che presentano condizioni cliniche meno gravi.

Il progetto Optatio per la cura del mieloma multiplo

Un altro progetto di cui vi vogliamo parlare è Optatio, che è stato avviato per la cura del mieloma multiplo. Il mieloma multiplo è una forma di cancro che attacca del cellule del midollo osseo. Queste si riproducono senza controllo causando danni alle ossa e creano terreno fertile per lo sviluppo di anemie, infezioni e danni ai reni.

Nonostante spesso si ricorra al trapianto di cellule staminali, il mieloma ultimo è particolarmente tenace e continua a riprodursi. Sono stati esaminati trattamenti a base di estratti marini e sono partite nuove ricerche in questo settore. Il progetto Optatio è supportato dall’Unione Europea.

I ricercatori si sono concentrati su una sostanza attiva che penetra con efficacia il forte scudo creato dal tumore che si sviluppa nel sistema immunitario e degenera abbastanza rapidamente. Il mieloma multiplo colpisce soprattutto gli anziani tra i 60 e i 70 anni. Le cellule del mieloma multiplo quando entrano a contatto con quelle del midollo osseo si stimolano a vicenda. Il progetto mira a spiegare il meccanismo di resistenza che si crea. Nel midollo osseo le cellule del tessuto connettivo e immunitario sviluppano reazioni di difesa e non di attacco delle cellule tumorali. Optatio durerà tre anni. E’ iniziato nel 2012 e già il prossimo anno potremo scoprire i risultati. Dalle prime notizie che sono circolate in ambito scientifico le sostanze attive di origine marina utilizzate pare che stiano dando risultati che fanno sperare in un possibile impiego futuro per i farmaci da somministrare per curare il mieloma multiplo.

Il nostro è un blog che cerca di divulgare informazioni aggiornate sul mondo della salute. La parola “cancro” fa venire i brividi solo a pronunciarla. Grazie alla ricerca scientifica si possono studiare terapie per ogni tipo di tumore, dando più possibilità di vincere quello che sino a qualche decennio fa era considerato il male silenzioso e incurabile. Queste ricerca-contro-cancro-ufficialiricerche sono ufficiali e riconosciute. Ma basta fare un breve viaggio su Google per capire che esistono terapie non ufficiali. Probabilmente avrete anche letto che il cancro si cura con il bicarbonato o diventando vegani. Uno stile di vita sano aiuta sicuramente. Però se in laboratorio i ricercatori passano anni e anni a controllare il colore delle provette non è perché gli piace giocare al piccolo chimico. Le terapie non ufficiali non hanno superato le fasi sperimentali e la loro efficacia non è testata. Inoltre vengono verificate su un numero di soggetti non abbastanza significativo. E non si trovano notizie sulle principali riviste scientifiche. Suggeriamo prudenza quindi nell’affidarsi a cure non certificate e non testate a sufficienza.