Una ghiandola piccola, ma fondamentale: la tiroide

Disturbi vaghi, persistenti, difficilmente riconducibili a una precisa patologia: potrebbero dipendere da ipotiroidismo. La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla situata alla base del collo, tra laringe e trachea, secerne due ormoni fondamentali per la regolazione del metabolismo e cioè T3 (triodotironina) e T4 (tiroxina). Infatti controllano il metabolismo basale, il consumo di ossigeno e la produzione di calore; stimolano gli enzimi che “digeriscono” il glucosio; aiutano il fegato a sintetizzare il colesterolo; intervengono nel metabolismo di grassi e proteine; regolano la crescita dei tessuti oltre che lo sviluppo e la funzione dei nervi, ossa e organi riproduttivi; infine mantengono l’idratazione della pelle e favoriscono l’equilibrio sebo-cutaneo. Ma non è tutto: la tiroide secerne anche calciotonina, ormone che regola il livello di calcio nel sangue.

L’importanza della diagnosi precoce: Ed è così che cuore, ossa, peso corporeo, attività ciclica ovarica e del sistema nervoso centrale e periferico sono comuni bersagli del cattivo funzionamento della tiroide. L’importante è arrivare a una diagnosi precocemente perchè, spiega Paolo Vitti, direttore di Endocrinologia presso l’Azienda Ospedaliera di Pisa, anche nei casi lievi, l’ipotiroidismo non è privo di conseguenze. Gli ormoni tiroidei infatti, funzionano da vasodilatatori e sono indispensabili, tra l’altro, per la contrazione del muscolo cardiaco. Inoltre, una loro carenza può determinare anomalie nell’attività celebrale. Oggi per fortuna la diagnosi precoce è possibile grazie a prove di funzionalità della tiroide molto precise.

La cura: Per sostituire gli ormoni che questa produce e normalizzare le funzioni dell’organismo, spesso è necessario assumere farmaci a base di tiroxina, ossia l’ormone tiroideo, in dosi che il medico stabilisce caso per caso.

Essere ottimisti, si nasce o si diventa?

Lo diceva già Albert Einsten, che “è meglio essere ottimisti e avere torto che essere pessimisti e avere ragione“.

In effetti, ottimismo e pessimismo sono due categorie della nostra mente con cui chiunque deve fare i conti, spesso avendo nel carattere una piuttosto che l’altra. Nella gestione dello stress un ruolo molto importante può avere lo sviluppare una mentalità positiva, ottimista. Le difficoltà nella vita di tutti i giorni non mancano, le tensioni si accumulano e questo spesso ci porta a guardare le cose con sfiducia, ad essere scettici e pessimisti circa il futuro, a non credere nella possibilità di migliorare, di riuscire a cambiare qualcosa.

Ma cosa vuol dire veramente essere ottimisti, e come si può imparare ad esserlo quando tutto sembra andare per il verso storto? Essere ottimisti non vuol dire negare l’esistenza dei problemi, o escludere la possibilità che le cose non vadano come desideriamo. Essere ottimisti vuol dire credere fermamente che c’è un modo diverso di vedere le cose; vuol dire scorgere nelle cose anche (e non soltanto!) gli aspetti positivi, vedere nelle situazioni di tutti i giorni anche (e non soltanto!) le opportunità. Vuol dire credere in se stessi, avere fiducia nelle proprie potenzialità, credere di essere capaci di raggiungere i propri obiettivi, credere che in ognuno di noi giacciano risorse inimmaginabili, credere che il mondo possa migliorare.

Iniziamo a guardare con fiducia al domani, insegniamo ai bambini l’importanza dell’ottimismo. Non lasciamo che perdano questa abilità. Solo così possiamo cambiare il mondo in cui viviamo. Di fronte ad un problema, anche di fronte ad un dramma, ad un tracollo finanziario, ad un lutto, si può essere ottimisti. Un vero ottimista non nega mai la gravità di una situazione, vive a pieno il peso di un momento difficile; avverte a pieno il dolore di  una caduta. La differenza è nei tempi e nei modi di reazione.

Sta a noi la scelta. Sta a noi decidere quando rialzarci; sta a noi scegliere quanto tempo restare a terra a piangere per il dolore.Osservando con attenzione le persone che ottengono risultati, potremmo notare una caratteristica comune. Un elemento imprescindibile se si vuole davvero migliorare le cose. L’ottimismo è una costante in ogni individuo disuccesso, in ogni campo. Non manca mai. Fiducia, speranza, sogno, sono un denominatore che accomuna ogni persona che raggiunge grandi risultati.

Madre Teresa di Calcutta era ottimista. Credeva che anche in quella miseria, in quel degrado potessero sbocciare dei fiori. Ed ha cambiato la vita a migliaia di persone. Ghandi era un ottimista; per il suo popolo vedeva possibile solo la libertà, così come Martin Luther King, e per arrivare ai nostri giorni, anche Nelson Mandela, che ha sconfitto l’apartheid, Muhammad Yunus, il fondatore della Grameen Bank, premioNobel per la Pace, e tanti altri. Hanno sofferto, hanno lottato, ma non hanno mai perduto la speranza. L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ed è fatto anche e soprattutto da tanti “normali” ottimisti; da persone che vivono in serenità il proprio quotidiano raggiungendo ogni giorno tutti quei piccoli grandi risultati che permettono di vivere bene, di migliorare. Sanno come affrontare gli ostacoli, i problemi, le difficoltà. Sanno reagire in maniera responsabile a tutto quello che gli accade.

Prendiamo esempio da loro, osserviamo come fanno a superare le crisi ed i momenti difficili. Diventiamo cacciatori di ottimisti. Andiamoli a scovare. Piccoli grandi eroi del quotidiano che hanno scoperto il segreto per vivere meglio. Sono loro, con il loro esempio, a indicarci la via. Sta a noi decidere di seguirla.

Il vino, un alimento antichissimo e dalle mille proprietà

Eh sì, che il vino faccia bene è noto… ma a che cosa esattamente? Diciamo innazittutto che parliamo di 1-2 bicchieri al giorno per gli uomini, e di uno per le donne. E, inoltre, di prodotti di qualità, che almeno in Italia non mancano. E’ meglio berlo durante i pasti che a stomaco vuoto.

Il fascino del vino è legato alla sua capacità d’inebriare lo spirito e favorire i momenti di socialità. Mai dimenticare, però, che il fegato per smaltire un solo bicchiere impiega anche due ore. Già i romani ne bevevano assai, sebben non conoscessero bene tutti i segreti della fermentazione e il loro vino fosse parecchio alcolico.

Il vino, in particolare quello rosso, è ricco di polifenoli, cioè antiossidanti ed è dimostrata la sua efficacia nel ridurre il rischio di tumori specie al colon.  Certo, non bisogna esagerare…infatti fa da contrappeso la presenza di etanolo, tossico per il fegato e che si deposita nei suoi tessuti, quando la pratica del bere diventa vizio.

Ma i benefici del vino sono anche psicologici, in quanto pare aiuti anche a curare lievi depressioni, distendere i nervi, favorire la socialità. Per la storia che si porta dietro, il vino ha davvero moltissimo fascino e chi può lo frequenti senza problemi ma con saggezza.